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Paese

Dati Generali
Il paese di Seulo
È il comune più a nord della provincia di Cagliari. Apparteneva, fino a poco tempo fa, alla provincia di Nuoro. Si trova a circa 800 m. s.l.m., nella zona meridionale della Barbagia, detta appunto Barbagia di Seulo, in prossimità del monte Perdedu facente parte del massiccio del Gennargentu. Il territorio è attraversato dal Flumendosa e dai suoi affluenti . Il paesaggio è vario, foreste naturali, boschi di conifere sempreverdi frutto del rimboschimento, grotte, anfratti naturali, laghetti in cui si può fare il bagno, cascate. Le grotte, in particolar modo, offrono uno spettacolo stupendo. L’origine di Seulo è antichissima, Domus de janas, nuraghi, diversi utensili sono stati recensiti in questo territorio e testimoniano la presenza dell’uomo fin dal Neolitico. Nel Medioevo fu capoluogo della curatoria della Barbagia di Seulo, nel Giudicato di Cagliari. Successivamente passò ai Visconti, Giudici di Gallura, dopo un breve periodo nel Giudicato di Arborea passò ai Pisani e dopo agli Aragonesi. Nel 1604 fu feudo dei Duchi di Mandas ed infine dei Tellez-Giron fino all’abolizione dei feudi nel 1839.
Il territorio di Seulo
Altitudine: 281/1334 m
Superficie: 58,86 Kmq
Popolazione: 1023
Maschi: 515 - Femmine: 508
Numero di famiglie: 448
Densità di abitanti: 17,38 per Kmq
Farmacia: Via Roma, 53 - tel. 0782 58379
Guardia medica: (Sadali) - tel. 0782 59073
Carabinieri: via Roma, 110 - tel. 0782 626008

Storia

SEULO, villaggio della Sardegna nella provincia d’Isili, compreso nel mandamento di Seui, sotto il tribunale di Lanusei (di prima cognizione). In altri tempi era capo luogo di curatoria del regno di Cagliari e dava il nome al dipartimento.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 52' 30" e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 7' 50".

Siede il paese alla falda d’un colle intorno al libeccio, ha strade irregolarissime non selciate ed aspre, e le case rozzamente costrutte, disagiate e poco salubri.

Il clima è in niente diverso di quello di Seui, dal quale dista poche miglia, men caldo nell’estate, che freddo nell’inverno, esposto agli aquiloni, e agli altri venti, ma un poco riparato dal greco, dove le pioggie sono frequenti nell’autunno e nella primavera, le nevi nell’inverno, le nebbie innocenti alla vegetazione, le tempeste nocive ai seminati, alle vigne e a’ fruttiferi.

L’aria è sempre libera dai miasmi, che viziano quella dei luoghi bassi nell’estate ed autunno.

Territorio. L’estensione del medesimo è forse non minore di 16 miglia quadrate.

La superficie è generalmente montuosa, e alcune delle sue eminenze sono spianate nel dorso: esse furono già parte de’ vicini altipiani del tacco di Sadali e di quello del Sarcidano.

Fra la principali eminenze sono il Perdedu o Petretu, e il Pedduni.

Il monte Petretu levasi a greco del paese alla distanza di un miglio e mezzo, più alto degli altri che sono nel territorio. Anch’esso ha la sua sommità spianata, e frequentissime piante di ginepro, i cui frutti sono ricercati e venduti in altre parti. I Seulesi vanno nella primavera a raccogliere per uso medico quelli che sono già maturati. Alcuni adoprano le sue bacche contuse e poste in infusione nell’acqua per eccitare la traspirazione ne’ raffreddori e per rimediare a vari incomodi. Le bacche sono gittate nel fuoco per imbalsar l’ambiente e togliere la sensazione di altri odori molesti, sebbene non lo disinfetti da’ miasmi. Nell’inverno i tordi e merli vi frequentano per nutrirsi di questi frutti, e allora i cacciatori possono fare gran preda di queste specie.

Il Petretu è accessibile anche a cavallo.

Il Pedduni o Pelluni sorge quasi alla stessa distanza dal paese nella direzione di maestro-tramontana ed ha nella base una circonferenza di circa 7 miglia, con più larga pendenza verso maestro e ponente. È bagnato nelle estreme falde boreali e occidentali del Dosa.

Sono poi a notare i così detti tacchi: il tacco di Marcusa, che comincia a mezzo miglio al ponente-libeccio del paese e si prolunga verso ostro per miglia 3 assottigliandosi tanto nella sommità che la larghezza pare ristretta a 1/4 di miglio: il tacco di Ticì a scirocco e a più di un miglio dal paese, il cui piano non eccede forse il mezzo miglio quadrato; quindi altri minori terrazzi, tra’ quali va computata la collina, che sostiene nella sua pendice il paese. Essa è dipendenza di altro tacco maggiore che trovasi a greco-tramontana.

Nella regione di Odoli trovasi la spelonca volgarmente appellata Grutta deis gianas (grotta delle fate o vergini), dove sono bellissime concrezioni e grandi massi di alabastro, del quale furono formate delle colonne per ornamento delle chiese, e segnatamente quelle dell’altare di s. Cecilia nella cattedrale di Cagliari e di s. Giuseppe Calasanzio nella chiesa degli Scolopi in Cagliari. Questa spelonca, che è degna di esser veduta per la vaghissima varietà delle sue stelattiti e stelagmiti, resta sconosciuta ai viaggiatori, e però non visitata come accadde di tante altre bellissime, che sono in altre parti fra le masse calcaree. La roccia dominante nel Seulese è parimente la calcarea.

Le fonti sono frequentissime, e alcune versano in gran copia acque perenni e pure.

Da queste si formano diversi ruscelli, i quali si versano nella sponda sinistra del Dosa.

Il più notevole tra questi è il Birissai, il quale ha le prime scaturigini a due miglia dal paese al greco-tramontana, cresce delle acque del Petretu e passa a levante del paese in distanza di miglia 1/2, onde piega verso il suo austro restando alla stessa distanza.

In questo punto riceve un ruscello che porta le acque delle fonti orientali del Pelluni, quindi scorre verso ostro-libeccio nella valle, che apresi tra il tacco di Marcusa a destra e quello di Tici e di Sadali a sinistra, e dopo miglia 5 1/2 di corso entra nel Dosa, accresciuto da altri rivoli e da quello maggior degli altri che scorre tra il tacco di Tici e quello di Sadali, nato a miglia 1 1/3 al settentrione di Sadali.

Su questo rivolo, dov’era il guado per quelli che andavano in Seui e nella Ogliastra, fu nel 1827 fabbricato un ponte, e rimosso così l’ostacolo della comunicazione col capo luogo nel tempo delle piene.

Sono nel seulese otto distinte selve popolate da lecci, le quali complessivamente occuperanno la superficie di miglia quadrate 2 1/2 e avranno approssimativamente più di 250,000 alberi annosi.

Nelle altre parti incolte ora più ora men spesse trovansi tra le piante cedue di varie specie anche molti ghiandiferi della suddetta specie.

Le più estese delle suindicate selve sono nella così detta montagna d’Arbistia, dove si possono ingrassare in annate fertili non meno di due mila porci, quindi quella di Arquennui e terza quella di Odoli, dove abbiamo indicata la bella grotta delle vergini (deis gianas, o ajanas).

Ne’ monti di Petretu e Pelluni e in altri luoghi alti sono in gran numero i mufioni e i cervi. I cinghiali poi si trovano in ogni parte, e i cacciatori senza gran difficoltà ottengono buone prede.

Le volpi trovansi pure in tutte parti, e fanno gran danno a’ caprari ed a’ pecorari.

I grandi uccelli di rapina vedonsi frequentissimi volare, i quali quando sono affamati (principalmente l’aquile) si lanciano con furia sopra le greggie e si portan su qualche capretto o agnello, e talvolta attaccano i capi maggiori.

Gli uccelli ricercati da’ cacciatori vi sono in gran numero, e nell’inverno si può fare gran cattura di merli e tordi come abbiamo già accennato.

Popolazione. Nel censimento del 1846 notossi la popolazione di Seulo di anime 744, distribuite in famiglie 208 e in case 206.

In altri tempi era qui la maggior popolazione di questa contrada meridionale della Barbagia, ed era però capo luogo del dipartimento: poscia per causa di feroci lunghe inimicizie il numero de’ popolatori fu scemato per le uccisioni, e quello delle famiglie per la emigrazione di coloro che sentendosi impotenti a contendere con avversari più forti emigrarono in altre parti.

Era il numero de’ popolatori maggior che sia adesso prima del 1830; ma per l’influenza vajuolosa e per le petecchie che imperversarono in quell’anno accadde una notevole diminuzione, essendo mancati 117.

In detto censimento le 744 anime si ordinarono nei due sessi per rispetto delle varie età nel modo seguente:

Sotto i 5 anni maschi 64, femmine 53; sotto i 10 mas. 41, fem. 43; sotto i 20 mas. 57, fem. 60; sotto i 30 mas. 42, fem. 80; sotto i 40 mas. 48, fem. 48; sotto i 50 mas. 90, fem. 38; sotto i 60 mas. 25, fem. 30; sotto i 70 mas. 26, fem. 37; sotto gli 80 mas. 6, fem. 5; sotto i 100 mas. 1.

In rispetto quindi allo stato domestico si distinsero i 350 maschi in scapoli 214, ammogliati 122, vedovi 14; le 394 femmine in zitelle 228, maritate 124 (!!), in vedove 42.

Probabilmente la popolazione attuale supera di anime 90 il numero notato nel censimento.

I numeri del movimento della popolazione sono nascite 30, morti 17, matrimoni 6.

I seuliti sono gente robusta, animosa, generalmente tranquilla, ma poco amante dei lavori dell’agricoltura; il che però può dipendere dalla poca attitudine di quel suolo montano, e dalla difficoltà di guadagnare in questo ramo per la difficoltà de’ trasporti.

Le donne seulesi, come le altre di questa Barbagia, vestono un giubbone di scarlatto e copronsi con una pezza dello stesso colore. L’istruzione è mancante, e restano vive nel volgo molte assurde credenze e molte pratiche ridicole, contro le quali sono quasi sempre muti i preti, che tanto gridarono contro le cantiche funerali (attitu), le quali per antichissimo costume si soleano fare in onore de’ defunti.

Le malattie più frequenti sono negli uomini la pleuritide e l’ernia, nelle donne i morbi provenienti dalla cessazione del mestruo, della quale è causa l’andar scalze nella campagna anche in tempi piovosi.

Non sono infrequenti le febbri autunnali colte in qualche vallata produttiva di miasmi.

Per la cura delle malattie non si ha spesso che qualche flebotomo. Manca ogni soccorso di levatrice, e le partorienti sono assistite dalle parenti.

Professioni. Le persone che sono applicate all’agricoltura non sono forse più di 100, molte delle quali in tempo, che vacano dai lavori viaggiano per vendere certe derrate; all’agricoltura circa 180, a’ mestieri 16, al commercio forse 30, non compresi quelli, che fanno pure l’agricoltura.

Le donne lavorano indefessamente nei telai fabbricando panni e tele, provvedendo al bisogno della casa e ottenendo qualche guadagno. Il telajo è un mobile di tutte le case.

La scuola primaria è frequentata da circa 12 fanciulli.

Quelli che in tutto il paese sanno leggere e scrivere non sono più di 20, compresi i preti ed i notai!!

Agricoltura. Essendo, come abbiamo accennato, poco idoneo il terreno alla coltivazione de’ cereali, è poca la quantità che si semina, e si possono computare dati a’ solchi starelli di grano 200, di orzo 250, di fave 20, di granone 6, di lino 3, di canapa 2, di legumi 5.

La fruttificazione ordinaria è del 7 pel frumento, del 12 per l’orzo, del 10 per le fave, di cantara 6 di stoppia, e di due di canape.

Sebbene paja l’agricoltura negletta, tuttavolta è vero che ha fatto de’ progressi, perchè la quantità che si seminava in altri tempi era di molto inferiore, massime in rispetto al frumento. La maggior parte mangiano pane d’orzo.

La cultura delle patate alle quali è convenientissimo il suolo si va distendendo: così si accresce un altro facil mezzo di sussistenza. Egli è però vero che si avanza troppo lentamente.

Per le specie ortensi si hanno ottimi terreni nelle valli, dove è il comodo di poter inaffiare la piantagione; ma pochi attendono a questa cultura. Le specie più comuni sono i cavoli, le cipolle, lattughe, pomi d’oro, e i fagiuoli.

Qui, come in Seui, prospera la vite, ma non matura bene in quelle parti, che non sono ben soleggiate. Il vino è di mediocre bontà. Le varietà delle uve non più di 16 tra bianche e nere. Una piccola porzione di mosto si cuoce per sapa.

Gli alberi fruttiferi sono in numero notevole, perchè si computano in totale intorno a 15000, i quali sono sparsi ne’ vigneti, in alcuni orti e tra l’abitato.

Le specie sono noci, castagni, ciriegi, peri, meli, susini, mandorli, olivi, nociuoli, peschi, fichi, albicocchi, ecc.

I noci, peri, e peschi, sono le specie più numerose, perchè in ciascuna si numerano più di tre mila ceppi; quindi i susini e i castagni, che passano il migliajo. Le altre specie sono tra i 200 e i 700.

Si hanno pure dei gelsi, sebbene in pochissimo numero, e in qualche tempo si facean dei bozzoli.

Oltre le vigne sono alcune terre chiuse, ma di poca estensione, le quali servono spesso per la pastura del bestiame manso, e talvolta per seminarvi. Complessivamente la loro superficie non sopravanza gli starelli 1200.

Anticamente la seminagione e il maggese si alternava, come costumasi generalmente; ma poi invalse il costume di seminare per due anni consecutivi lo stesso suolo.

I lavori che poi si fanno sul maggese biennale sono insufficienti, sebbene sieno faticosi, dovendosi sentire maggior resistenza in smuover un terreno già riposato da due anni, e sparso delle radici vecchie e nuove delle erbe e piante.

Dopo un lavoro unico si sparge la semenza, e si lascia il resto alla natura.

La stessa parsimonia di fatica si usa quando si semina nel secondo anno, perchè non si fa altro che gittare il seme sulle stoppie vecchie e sopra l’erbe, nè vuolsi cangiar il metodo sebbene veggasi maggior il frutto in quei pochi campi, dove i coloni hanno pratica migliore.

Generalmente dopo l’8 settembre e anche prima a dispetto della legge molti attaccano il fuoco alle stoppie, senza nessuna precauzione perchè la fiamma non si propaghi, come talvolta avviene con distruzione de’ grandi vegetabili.

I pastori sempre in guerra co’ coloni trovando bruciati i pascoli delle terre, che dopo il biennale esercizio si lasciano a riposo, mandano le loro greggie e gli armenti sopra i seminati.

Si fanno de’ novali da’ pastori tagliando le macchie e poi bruciandole. In altro tempo questi lavori erano più comuni.

Pastorizia. Abbondano i pascoli per i porci, le capre e le vacche, e nella primavera e prima estate quello delle pecore nelle erbe comuni e principalmente nel serpillo o sermollino (armidda), di cui in questo, come in quello di Seui è gran copia.

Quando l’autunno si inoltra e manca la pastura alle pecore, allora i pastori discendono dalla montagna, e vanno in climi più miti, dove sieno pascoli abbondanti.

Il bestiame manso di Seulo ha nelle seguenti specie questi numeri: buoi per l’agricoltura 80, vacche mannalite che posson fare lo stesso servigio 70 con quaranta capi minori tra vitelli e vitelle, cavalli 90, porci 80, giumenti 70.

Il bestiame rude componesi di vacche 1200 e di 250 tra tori e vitelle, di cavalle 120, di capre 3500, di porci 2000, di pecore 6500.

I formaggi fini, o rossi, che si fanno ne’ pascoli del paese, se manipolati bene, sono molto pregiati per il gusto, e si vendono in Cagliari e in altri luoghi. I formaggi bianchi si porgono al commercio estero.

L’apicultura è praticata da’ pastori in alcune regioni riparate dagli aquiloni.

Commercio. Gli articoli da’ quali guadagnano i seulesi sono principalmente i prodotti pastorali, formaggi, capi vivi per le beccherie, e pelli; quindi i tessuti di lana e di lino che si portano nelle varie provincie dell’isola, e delle frutta degli alberi.

Il totale che essi ricavano dalla vendita di questi articoli forse non sorpassa le 70 mila lire.

Strade. Nessuna delle strade, per cui da Seulo si vada alle altre regioni è carreggiabile.

Tiene Seui, capoluogo di mandamento, a miglia 4 1/2 verso sirocco; Gadoni verso maestro a miglia 5 per via tortuosa che vuole ore 2 1/2; Sadali verso ostrosirocco miglia 4 ed ore 1 1/2.

Religione. La parrocchia di Seui è compresa nella diocesi della Ogliastra, ed è amministrata da un vicario, assistito da un solo coadiutore, e quando occorre da qualche altro prete, che risiede nel luogo senza officio.

La chiesa maggiore ha per patrona la SS. Vergine dal titolo della Concezione Purissima. È sprovvista di arredi sacri e poco decente al culto. Fu non sono molti anni riformata ed erettovi un campanile.

Delle due chiese minori una è intitolata della SS. Dolorosa, l’altra dall’Apostolo s. Pietro.

Contiguo alla parrocchiale è l’oratorio ufficiato dalla confraternita del SS. Rosario.

Alla distanza d’un quarto d’ora dall’abitato trova-si la chiesa dedicata ai ss. mm. Cosimo e Damiano, dove si festeggia due volte all’anno con molto concorso da’ vicini paesi, la prima volta nella terza domenica di maggio, la seconda nel giorno proprio.

Antichità. I nuraghi sono in gran numero nel territorio di Seulo, ma quasi tutti in massima parte disfatti. Due soli nol sono per più che la metà dell’altezza, e si veggono in vicinanza all’abitato dalla parte australe nel luogo detto Paùli e prossimi uno all’altro d’un tiro di schioppo. L’adito alla camera è basso. Dicesi che vi si sieno trovate dentro delle grandi ossa (gigantesche), le quali portate fuori nell’area viva si dissolvettero in polvere: diconsi trovati de’ molari grandi al quadruplo de’ comuni e credonsi umani!!! Può infin notarsi che tutti i nuraghi eran così situati, che da ciascuno di essi se ne possono vedere almeno altri due.

Intorno a molti di questi nuraghi trovansi grandi mucchi di pietre, che furono certamente materiali di costruzioni disposte intorno a’ medesimi, come sono osservati in altre parti.

Il disfacimento notato è opera degli ozi pastorali.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Seulo
16/17 Gennaio: Sant'Antonio Abate – Festa tradizionale, comune a molti paesi della Sardegna, in questa occasione si offrono ai fedeli i dolci e i piatti tipici di Seulo
20 Gennaio: San Sebastiano - Riti Religiosi e festeggiamenti civili
Giugno: Sagra della Tosatura
ultima domenica di Settembre – Festa dei Santi patroni Cosma e Damiano. La festa, particolarmente sentita dai Seulesi, dura tre giorni in cui ai riti religiosi seguono manifestazioni folcloristiche e degustazioni di vino e dolci